Torino. Du Cesari per mangiare la vera cucina romana a ottimi prezzi
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Varcare la soglia del Dù Cesari a Torino, è come entrare in una cabina del teletrasporto. Infatti in un nanosecondo sono passata dal rigore sabaudo all’allegria di Roma.
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Il ristorante capitanato da Danilo Pelliccia è un angolo di Trastevere (unico ristorante di tradizione romana in città) nel controviale di uno dei corsi più lunghi e trafficati del capoluogo piemontese, corso Regina Margherita.
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L’atmosfera è proprio quella di un’osteria romanesca, con il menù scritto a mano sulla lavagna, i tavoli in legno apparecchiati con le tovagliette, le sedie impagliate e i ritratti di Anna Magnani e Alberto Sordi alle pareti, insieme alla maglia di Totti incorniciata. Sarà anche per questa atmosfera, oltre che per la cucina, che qui si possono incontrare spesso quei “vip”, magari a Torino per lavoro, che cercano un angolo di romanità fuori da Roma. Qualche nome per gli amanti del genere: Giorgione Barchiesi, Claudio Santamaria, Massimo De Santis, Gabriele Mainetti (Jeeg Robot), Marco Berry, Sergio Vastano. E la sindaca, Chiara Appendino.
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Di casa qui è Gianmarco Tognazzi che fornisce al locale, unico in Piemonte, i vini della sua azienda – romana, certo – La Tognazza. Bottiglie ispirate al padre, Ugo Tognazzi, come questa Antani.
Prima di parlare dei piatti, voglio fare una raccomandazione a chi verrà a provare la cucina di Danilo: attenzione alle porzioni. “Er Pelliccia” propone piatti abbondanti che, vi assicuro, è difficile finire da soli se, come ho fatto io, si parte dall’antipasto e si vuole raggiungere il dessert.
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L’antipasto è un “assaggo” di lazialità (Tagliere Romano, 18 €). Si parte dalla Porchetta di Ariccia IGP, che arriva direttamente qui due volte la settimana, e si continua con le coppiette (strisce di carne di suino essiccata tipiche della Ciociaria aromatizzate al peperoncino e con anice stellato), la testina e il cacio romanesco. «Alla base della mia cucina – spiega Danilo – ci sono solo materie prime eccellenti. Questa attenzione mi è stata tramandata da mio padre che era un rappresentante enogastronomico».
Gli antipasti comprendono vari taglieri (il prezzo varia a seconda del numero di porzioni) e prosciutto di Norcia (15 €).
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Come primi piatti non si può prescindere dalla carbonara (9 €), realizzata rigorosamente con il guanciale, il pecorino e una spolverata di pepe nero. «La vera carbonara – sottolinea Pelliccia – non è fatta con gli spaghetti ma con i rigatoni o, meglio ancora, con i mezzi rigatoni». La pasta è un’altra eccellenza ed è l’IGP di Gragnano.
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A seguire arriva l’Amatriciana estiva (9 €). «Mi sono misurato con un classico della cucina romana – continua lo chef – e l’ho rivisto sostituendo il classico pomodoro con il pomodorino giallo della piana vesuviana».
Costa 9 € anche la Cacio e pepe nelle varie versioni (con cicoria, con i broccoli; 12 € con le cozze), mentre gli altri primi vanno dai 9 € (gricia, fettuccine, tonnarelli, pasta e fagioli) ai 12 € (paccheri alla vaccinara, o pecorino e cozze).
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Si torna nella tradizione (tutte le ricette sono quelle di nonna Pia) con la coda alla vaccinara, che viene servita nel tegamino di coccio che la mantiene alla giusta temperatura (15 €). Assaggiandola si scioglie in bocca come fa solo la carne che ha sobbollito a lungo.
Anche gli altri secondi, come già i primi, sono un catalogo di lazialità: trippa (12 ), pollo alla romana (12 €), costolette d’abbacchio (15 €), saltimbocca (10 €), porchetta di Ariccia (10 €), baccalà alla genezzanese (15 €).
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Volevo confortarvi sulla conclusione della cena. Ce l’ho fatta ad assaggiare anche il dessert: una mousse di pistacchio che non potevo proprio mancare (6 €).
E se non vi piace la cucina romanesca potreste sempre mangiare quella napoletana da Antonino Cannavacciuolo. O no?
Dù Cesari. Corso Regina Margherita, 252. Torino. Tel. +39 011484430
[Alessandra Iannello. Immagini: Antonio Lori]