Bonet, la ricetta senza segreti
Se non siete di Torino, o perlomeno piemontesi, forse non avrete sentito parlare molte volte del bonet. Né, tantomeno, avrete avuto la ventura di assaggiarlo.
E beh, capita, ci sono disgrazie maggiori ma essere arrivati a un certo punto del cammin di vostra vita e non avere ancora gustato un bonet piemontese rimane comunque una perdita di non poco conto.
Il bonet infatti non è semplicemente un dolce qualsiasi che funge da chiusura al pasto domenicale, ma per i piemontesi doc è IL dolce per eccellenza.
Si tratta di un’antica ricetta risalente, nella sua versione originaria senza cacao, al XIII secolo, che veniva preparata in occasione dei pasti delle feste nelle Langhe e nel Monferrato. Dal XVIII secolo venne poi introdotto il cacao, e oggi, dal 2015 per la precisione, il bonet si può fregiare della denominazione PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale). Una preparazione tipica del territorio piemontese, quindi, al pari degli agnolotti, con o senza plin, del bollito misto, della bagna càuda, del brasato al Barolo o del sontuoso fritto misto alla piemontese.
In pratica, si tratta di uno di quelli che oggi chiamiamo “dolce al cucchiaio” e che un tempo, invece, era classificato senza tante storie nella categoria “budini” a cui in fondo appartiene anche il crème caramel, ma con delle particolarità tutte sue, che ne fanno un dolce davvero unico. Un dolce che oggi però non gode della fama che meriterebbe, al contrario invece di altri dolci della tradizione oggi molto più popolari, come le ormai onnipresenti e massicce pastiere e le cassate, ai quali il bonet non ha invece nulla da invidiare.
Eppure, il bonet, oltre a essere squisito e di grande effetto, è anche molto semplice e veloce da preparare, a patto di seguire i giusti passi ed essere a conoscenza di alcuni piccoli segreti che oggi vi andremo a svelare, in modo da ottenere il vero, unico e inimitabile Bonet piemontese.
Ah, un’ultima cosa, una precisazione linguistica. Alcuni, presi da smania esterofila, nel leggere bonet lo pronunciano alla francese, cioè senz T finale, cioè “bonè”. Errore: il bonet deve essere pronunciato bunet, con la U al posto della O e soprattutto con tanto di T finale, in quanto trattasi di dialetto piemontese e non di lingua francese; in piemontese il bonet è il cappello, un cappello piatto e rotondo – una sorta di coppola – che gli uomini indossavano un tempo. Il nome dato al dolce deriverebbe, secondo due diverse scuole di pensiero, o dal fatto che un tempo il bonet era preparato in stampi a ciambella, che ricordavano appunto il copricapo (oggi invece è preparato e servito generalmente in stampi rettangolari da plum-cake), oppure dal fatto che, come il cappello si mette in testa, il bonet viene servito alla fine del pasto, a fare un po’ da cappello a ciò che si è mangiato. Vedete voi. A noi, le dissertazioni linguistiche in fondo interessano fino a un certo punto: quello che a noi interessa realmente è di preparare, e soprattutto gustare, uno squisito bonet fatto come si deve, alla moda piemontese.
E noi vi diciamo come fare grazie a 5 segreti.
Partiamo
1. Attenzione alla uova
Per preparare il bonet, come prima cosa dovrete miscelare le uova. Attenzione, abbiamo detto miscelare, non montare. Dovremo quindi resistere all’irrefrenabile impulso che ci prende ogni volta che ci troviamo ad avere a che fare con le uova e che tanto nuoce alle nostre frittate. Nel bonet le uova vanno solo miscelate bene con lo zucchero, ma non sbattute né tantomeno montate: infatti, la montatura causerebbe un eccesso di bolle d’aria, che in cottura darebbe luogo a dei minuscoli buchetti che non solo sarebbero antiestetici, ma che darebbero anche una consistenza finale spugnosa al dolce.
2. Usare il cacao
Per quanto molte ricette in rete utilizzino il cioccolato, per il vero bonet occorre invece utilizzare il cacao. Non si sa se questo derivi dal fatto che il bonet sia un dolce della tradizione, antico, risalente cioè a un’epoca in cui il cacao era più diffuso – e soprattutto più a buon mercato – del cacao oppure dal fatto che, semplicemente, la ricetta contempla il cacao così come la “vera” carbonara – se mai ne esistesse una “vera” ricetta – prevede il guanciale e non la pancetta. Ad ogni modo, per il bonet ci va il cacao. Lasciate le barrette di cioccolata per la prossima mousse che preparerete.
3. La cottura a bagnomaria
Il bonet contiene uova. Tante uova. Per questo motivo ha bisogno di una cottura dolce, in modo da non ritrovarsi sotto i denti, invece che una dolce vellutato, una sorta di frittata dolce al cacao con retrogusto di uovo. Per scongiurare quindi questa calamità, occorre quidi procedere con la cottura “a bagnomaria”, non è una parolaccia, né una tecnica arcana né tantomeno astrusa; basta prendere una capiente teglia (quella per le lasagne andrà benissimo), e riempirla per metà, o al massimo per due terzi, di acqua, e metterla quindi in forno caldo. Una volta scaldata l’acqua basterà mettere lo stampo con il dolce all’interno della teglia. Facile, no?
4. Cottura part two: temperatura. Bassa, per favore
Abbiamo già detto che nel bonet ci sono molte uova e che le uova vanno trattate con i guanti quando di tratta di scaldarle? Bene, per lo stesso motivo la temperatura di cottura del bonet non dovrà essere quella canonica dei dolci che siamo soliti preparare, ovvero i soliti 180° C, ma più bassa: Alcuni chef, come Montersino, consigliano 140-150°C o anche 130°C. Non ne volte proprio sapere di cuocere a temperature così basse? Ok, allora potete anche cuocere a 180°C per soli 45 minuti, ma il risultato non sarà lo stesso.
5. Gli altri attori: caramello, amaretti e rum
Caramello, gioie e dolori. Alcuni sono maestri nell’arte del caramello, altri lo fanno irrimediabilmente bruciare. Eppure nel bonet il caramello è indispensabile, e va messo nello stampo prima di rovesciarvi sopra il composto di uova, latte e cacao, di modo che, una volta cotto, quando girerete il dolce per servirlo, il caramello si presenterà sulla superficie. SE non siete dei manici del caramello, evitate di farlo con il metodo “a secco”, senza acqua, più veloce ma anche maggiormente a rischio bruciatura, e cimentatevi nel normale caramello preparato con qualche cucchiaita di acqua: ci metterete un attimo di più, ma i rischi di far bruciare lo zucchero saranno (quasi) azzerati. D’altronde, non c’è niente di più immangiabile del caramello bruciato.
E gli amaretti sbriciolati? Non diventate pazzi, non devono assolutamente essere ridotti in farina, né tatomento dovrete utilzzare il frullatore. Dovranno bensì essere ridotti in briciole grossolane, schiacciandoli semplicemente con le mani. Una volta nel dolce, diventeranno comunque morbidi e si legheranno quasi invisibilmente al resto del composto.
Per quanto riguarda il rum invece, rassicuriamo le “mamme informate” che già si preoccupano pensando ai loro pargoli: la componente alcolica evapora con il calore, lasciando solo la componente aromatica; quindi nulla ci impedisce di insaporire il nostro bonet, come da ricetta originale, del suo bel bicchierino di rum, che tra l’altro con il cacao e il cioccolato ci va a nozze.
E ora, la ricetta passo per passo.
La ricetta senza segreti del Bonet
Noi, per andare sul sicuro, proponiamo la versione di Luca Montersino, che poi è la versione classica ma con il tocco da maestro di un grande pasticciere: infatti, Montersino, insieme al latte, inserisce anche una piccola percentuale di panna, nella misura del 20% circa del totale dei liquidi, regalando a una preparazione già squisita un tocco di cremosità in più.
Un motivo in più per correre subito a preparare il nostro BONET
Ingredienti
- 340 g di uova intere
- 150 g di zucchero
- 75 g di cacao amaro
- 150 g di amaretti sbriciolati grossolanamente a mano
- 600 g di latte intero fresco
- 150 g di panna
- 30 g di caffè
- 15 g di rum
- I semi di una bacca di vaniglia
Procedimento
Versate in un pentolino panna e latte e portate a primo bollore. Il composto non dovrà bollire ma solo scaldarsi.
In una ciotola miscelare velocemente, senza montarle, le uova insieme allo zucchero.
Prestate attenzione a non montare le uova ma solo ad amalgamarle bene con una frusta, onde evitare di creare bolle di aria che in cottura si trasformerebbero in antiestetici buchini
Setacciate il cacao, qundi unitelo delicatamente alle uova con lo zucchero. Unite quindi il caffè, la vaniglia e il rhum.
Sbriciolate a mano grossolanamente gli amaretti e uniteli al composto di uova e cacao.
A questo punto, prendete il latte e la panna caldi e versateli sul composto, amalgamando velocemente con la frusta. Mentre li versate cercate di non incorporare aria.
Con lo zucchero preparate il caramello: in un pentolino dal fondo spesso, mettete lo zucchero con una paio di cucchiai di acqua, e mettete su fuoco medio mescolare ma facendo roteare il pentolino per bagnare tutto lo zucchero.
Quando si formeranno delle bolle spesse e vischiose e il caramello avrà preso un aspetto ambrato, togliete subito dal fuoco e versate sul fondo dello stampo prescelto. Attenzione a non cuocere di più il caramello in quanto diventerebbe amarissimo e dovrete buttare tutto.
Prendete ora una teglia capiente, tipo quella per le lasagne, mettete sul fondo uno strato abbastanza spesso di carta da cucina (due o tre fogli sovrapposti), posizionatevi lo stampo con il composto e riempite di acqua fredda la teglia per oltre la metà della sua capienza. L’acqua fredda e la carta cucina serviranno a diffondere più dolcemente il calore. Scaldate il forno a 140 – 150°C e cuocete per circa 50 minuti: il composto dovrà risultare ancora leggermente morbido, in quanto si compatterà ulteriormente durante il raffreddamento.
Sfornate, togliete lo stampo dalla teglia con l’acqua e fate raffreddare il dolce.
Una volta che il dolce si è raffreddato, passate delicatamente un coltello lungo i bordi per staccarlo dallo stampo, sformatelo e decorate a piacere con panna montata. Giusto per non farsi mancare nulla.
Nota: il bonet dà il suo meglio dopo qualche ora in frigorifero, minimo circa cinque o sei, meglio una notte intera. Trattenetevi dunque dal saltarci sopra appena si è intiepidito!
Le ricette scientifiche di Scatti di Gusto
Le ricette scientifiche di Scatti di Gusto
- Cacio e pepe
- Carbonara
- Cartellate pugliesi
- Casatiello napoletano di Pasqua
- Cassata siciliana
- Cassoeula
- Chiacchiere di Carnevale
- Cotoletta alla milanese
- Crêpes
- Farfalle al salmone
- Focaccia messinese
- Fusilli cilentani
- Giardiniera e istruzioni per evitare il botulino
- Gricia
- Insalata di riso
- Lasagne
- Maionese fatta in casa
- Minestra maritata
- Orecchiette con cime di rapa
- Ossobuco alla milanese
- Papaccelle ‘mbuttunate
- Pasta alla genovese
- Pasta alla Norma
- Pasta e fagioli
- Pasta, patate e provola di Nennella
- Pasta, patate e provola al forno
- Pastiera napoletana
- Pastrami di manzo
- Pizza chiena
- Pizza in pala alla romana
- Ragù alla bolognese
- Ragù napoletano
- Risotto alla parmigiana
- Risotto alla pescatora
- Soufflé
- Spaghetti al pomodoro
- Spaghetti alla Nerano
- Spaghetti con alici
- Spaghetti con le vongole
- Struffoli napoletani
- Taralli pugliesi con glassa di zucchero
- Torta salata con carciofi e ricotta
- Tortelli di zucca
- Vignarola
- Zeppole di San Giuseppe